Lo S-ciànco, il più corto dei due attrezzi con i quali si gioca, è conosciuto nella lingua italiana con il nome di “Lippa”. Il gioco ha origini molto antiche, come testimonia la scoperta del ricercatore veronese Marco Fittà, che nel 2003 ha individuato presso il Petrie Museum di Londra alcuni reperti risalenti alla XI/XII dinastia egizia, catalogati come lippe. Questo permette di attestare che la pratica del gioco fosse già diffusa almeno 4000 anni fa. Il gioco è praticato capillarmente in molti territori di Europa, Nord-Africa e Asia, come ad esempio Spagna, Francia, Polonia, Croazia, Slovenia, India, Sri Lanka. In Italia, il gioco viene praticato in molte regioni, assumendo di volta in volta differenti denominazioni: Rella a Milano, Nizza a Roma, Mazza e Pivezo a Napoli, Ciärämèlä a Pavia e tante altre. Lo scopo del gioco è quello di allontanare il più possibile lo S-ciànco, pezzetto di legno affusolato di circa dieci centimetri, dall’area da cui ha inizio la competizione – l’area piccola, segnata a terra con un gesso – nella quale viene posata la “Mare”, comunemente un grosso ciottolo di fiume levigato del diametro all’incirca di venti centimetri. Per dare il via alla partita la squadra in battuta dichiara il proprio punteggio, sempre conteggiato in “Maneghi” dal nome dell’attrezzo di legno utilizzato per il lancio. La squadra in difesa, posta all’esterno dell’area grande, annuncia allora il “Vegna!”, espressione verbale che dà il via al tiro del battitore, senza la quale non si può procedere nel gioco, pena l’eliminazione. Una volta avvenuta la battuta, la squadra in difesa prova a eliminare a distanza il battitore colpendo la Mare con lo S-ciànco, per impedirgli di fare punti e di aggiudicarsi la vittoria. Se non riesce nel suo intento, il battitore in attacco avrà allora altri tre tiri per sollevare lo S-ciànco da terra e lanciarlo il più distante possibile dalla Mare, senza farlo intercettare dalla difesa con una presa al volo, che comporterebbe, ancora una volta, la sua eliminazione. La vergogna più grande? Battere per terra il Manego durante il tentativo di alzata da terra dello S-ciànco: oltre a comportare l’eliminazione, lascia l’amaro in bocca. Provare per credere!


Mito di fondazione di Associazione Giochi Antichi (AGA), lo S-ciànco (Lippa) è un gioco che per la sua semplicità e diffusione capillare in italia, in europa e nel mondo, è un eccezionale strumento di dialogo interculturale. Attualmente giocato da una decina di rappresentative della provincia veronese, è un efficace strumento di socializzazione e di comunità. Troviamo lo S-cianco in numerose fonti letterarie e cinematografiche: Mario Rigoni Stern lo descrive in “Storie dall’Est” e Italo Calvino lo fa in “Prima che tu dica pronto”. Per citare alcune apparizioni cinematografiche il gioco compare in Stanlio e Ollio “Nel Paese delle Meraviglie”, in “Guardie e Ladri” con Totò e Aldo Fabrizi, nei “Soliti Ignoti” con Totò, Gassman e Mastroianni.

Info
Un grosso sasso detto “Mare” (di circa 20/25 cm.) da utilizzare come base; due bastoni (originariamente ricavati da un manico di scopa): uno lungo 40 cm detto “Manego” e usato come mazza e uno di 12 cm appuntito alle due estremità, detto “S-ciànco” in una delle innumerevoli locuzioni in lingua locale, o, in italiano, Lippa.
Lo S-ciànco, gioco di strada prevalentemente praticato in piazze e strade pubbliche, può essere giocato su qualsiasi terreno, anche sull’erba, con l’accorgimento di utilizzare un’asse di legno come base necessaria ad alzare lo S-ciànco, il pezzetto di legno più piccolo e affusolato. La sua grande versatilità lo rende un gioco tradizionale eccezionalmente adattabile ai più diversi contesti.
Giocato sia da uomini che da donne senza distinzione di età, si gioca a squadre, solitamente di tre/quattro giocatori/giocatrici ciascuna.
Torneo città di Verona: competizione che ha luogo in Cortile Mercato Vecchio, Verona, ogni anno il terzo fine settimana di ottobre. Campionato veronese di S-ciànco: ogni anno indicativamente da marzo a fine maggio/inizio giugno. Torneo Internazionale di Lippa: ogni anno il terzo fine settimana di settembre, competizione ospitata all’interno di “Tocatì. Festival Internazionale dei Giochi in Strada”.
Territorio
Verona e provincia (VR)
Verona, comune di 255 720 abitanti (ISTAT 2024), capoluogo dell’omonima provincia, è una città riconosciuta dall’UNESCO nella Lista dei siti del Patrimonio Mondiale, per la sua cinta muraria e per il patrimonio storico artistico del suo centro storico. Nota in tutto il mondo per il suo anfiteatro romano, l’arena, ospita ogni anno dal 1913 il celebre festival lirico. Verona si pregia di due ulteriori riconoscimenti UNESCO per il patrimonio culturale immateriale: la “pratica del canto lirico” e “Tocatì, Un programma condiviso per la salvaguardia di giochi e sport tradizionali” riconosciuto Buona Pratica per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale e prima Buona Pratica UNESCO in Italia.

