Tra le varianti più praticate del gioco dei Bbrigghja troviamo quella detta del “Re Parato”. La pratica deve il suo nome alla modalità di questa particolare sfida al gioco dei birilli. A turno, da una distanza molto ampia (a volte anche venti metri), ogni giocatore lancia il proprio birillo contro il “Re” – il birillo più importante che viene posto nel mezzo del terreno di sfida. Sulla cima del “Re” di legno, in equilibrio, vengono impilate alcune monetine che costituiscono la posta in gioco che ogni giocatore cerca di accapparrarsi per vincere la partita. Le monete cadute al momento dell’urto del proprio birillo col Re vengono conquistate dal birillo che risulta loro più vicino. Più monete si vincono, più si è riconosciuti come vincitori della partita. Dal momento che tutti gli attrezzi vanno lasciati sul terreno fino alla fine del turno di lanci, a volte capita che un lancio successivo favorisca involontariamente un birillo avversario. Abilità e casualità, bravura e buona (o cattiva) sorte, forza ed esperienza sono gli ingredienti di questo gioco. Questa pratica si è sviluppata in alcune comunità pre-aspromontane durante il ventennio fascista e nell’immediato dopoguerra, quando assunse tutte le connotazioni di un gioco d’azzardo, con vari tipi di scommesse su tiri e lanciatori. Non sono state certo queste “sconfitte” a far sì che i Bbrigghja cadessero nel dimenticatoio. Negli anni Cinquanta e Sessanta, semmai è stata la grande emigrazione verso il nord Italia a far sì che del “Re parato” ci si ricordasse solo d’estate, quando si tornava in Calabria per le vacanze.


I Bbrigghja sono un gioco che – come molti altri del genere – ha regole non codificate ma tramandate oralmente, con un’unica certezza: ognuno gioca per sé, anche quando capita di veder sul campo una decina di giocatori.
Regola ferrea, questa, e mai cambiata, così come quella che prevede l’accesso ai campi solo una volta raggiunta l’età di almeno dieci-dodici anni, quando cioè, si ha in tasca quella manciata di monete che costituiscono la posta di ogni giocata. Le cinque lire degli anni Sessanta, diventate poi le cinquanta o cento lire negli anni Settanta e Ottanta, fino ai centesimi di euro messi in palio oggi, quando vengono appoggiati sul vertice del birillo centrale, il birillo n.1 di undici, non a caso nominato “Re”. Gli altri dieci solitamente vengono “assegnati” dagli arbitri ai singoli concorrenti (e questo determina il numero massimo di giocatori ammessi).
indica gli oggetti di gioco: i birilli costruiti col legno di olivo della zona.

Info
I Bbrigghia, birilli di legno d’olivo numerati, e alcuni spiccioli in moneta
Si gioca ad agosto davanti al palazzo baronale, chiamato “la torre”, spontaneamente nei cortili delle case o durante campi estivi di volontariato
A decretare il numero dei giocatori è il numero dei birilli. Gli sfidanti, quindi, solitamente raggiungono come numero massimo la decina.
Ogni anno ad agosto
Territorio
Fossato di Montebello Jonico (RC)
Fossato di Montebello Jonico, è un piccolo borgo della provincia di Reggio Calabria che conta, unendo le frazioni, 5 632 abitanti (ISTAT 2021). Il paese si trova in una vallata con pendii ricchi di uliveti e, salendo leggermente di quota, boschi di pino mediterraneo e di castagno. L’abbondanza d’uliveti rende il paese conosciuto ai più per la produzione di pregiato olio d’oliva. Sviluppandosi tra le fiumare di Sant’Elena, Molaro e Dadora, Montebello Jonico è un paese che per le sue caratteristiche orografiche conta una scarsa densità di popolazione.

